La soluzione più efficace di un problema è la sua dissoluzione

Piove e intanto penso:<<Ha quest’acqua  un senso?>>Dicono sia colpa di un’estate come non mai. D’estate muoio un pò allora come spieghi questa maledetta nostalgia. Seguo il sesto senso della pioggia e il vento che mi porti dritta dritta a te che freddo sentirai ma è un inverno che è già via da noi allora si spiega questa maledetta nostalgia, si trema come foglie e si cade al tappeto. 

 

Non c’entra…

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Il tempo passa, e l’ore son sì pronte

A fornir il viaggio,

Ch’assai spazio non aggio

Pur a pensar,com’io corro alla morte.

1,0,1,0,1,1,0…il virtuoso ha parlato

No more words, no more…”non sprecare più parole, non campare in aria sillogismi, lascia spazio alle corde dell’anima”-diceva il virtuoso. Andrea segue i suoi consigli.

 

Because change happens

Questo sentimento popolare nasce da meccaniche divine?

 

M.Davis & K.Garret

Crime, It’s the way I fly to you

 

Snake Eater
 
What a thrill…
With Darkness and silence through the night
What a thrill
I’m searching and I’ll melt into you
What a fear in my heart
But you’re so supreme

I give my life
Not for honor, but for you (snake eater)
In my time there’ll be no one else
Crime, it’s the way I fly to you (snake eater)
I’m still in a dream of the snake eater

Someday you go through the rain,
Someday you feed on a tree frog,
It’s ordeal, the trial to survive
For the day we see new light

I give my life
Not for honor, but for you (snake eater)
In my time there’ll be no one else
Crime, it’s the way I fly to you (snake eater)
I’m still in a dream of the snake eater

Terra!?

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Eccomi o dovrei dire, secondo ciò che gli amici pensano riguardo al mio esibizionismo, Ecce Homo :) ?Comunque sia, approdo alle amate sponde del mio blog dopo un mese e mezzo, poco più poco meno, di assoluto silenzio. Di silenzio ma non per questo la mia vita è stata monotona e priva di dinamismo…bè ma se mi sono messo a scrivere un motivo ci dovrà pur essere, a meno che non sia partito del tutto; è che questo post, forse, non vuole parlare nè di qualcosa di nuovo nè di diverso ma dell’approdo, appunto, ad un porto che ritengo sicuro, magari non del tutto ma almeno di più del mare aperto che ho solcato negli ultimi tempi. L’ho navigato con il fisico ma soprattutto con la mente perchè troppe volte mi sono lasciato trasportare dal mio spirito sognatore…sognare è bellissimo ma usare il sogno come fuga dalla realtà no, mai e me ne sono reso conto a mie spese, purtroppo. Avrei voglia di porre la parola fine, e fare come Ulisse che rientra ad Itaca, combattere la mia ultima battaglia contro i Proci e invecchiare con le persone care ma sento ancora il bisogno che incalza, quella curiosità e paura del confine etereo tra presente e futuro e so che prima o poi scioglierò le funi e mi appresterò a ripartire, chissà per quali paesi sconosciuti.

Di marosi ne ho dovuti e voluti affrontare fin troppi ed ora mi ritengo sazio; decido di vivere un pò alla volta, non attendere più una settimana per un evento che si consumerà in poche ore, o un giorno nell’attesa di qualcosa che può arrivare ma che tante volte, forse un pò troppe, no. Allora resta la delusione, l’avversità verso una stella polare che sembra indicare a tutti la strada e a me no, la sofferenza mia e della mia ciurma. Cosa dovrei fare, continuare a lagnarmi per una situazione che non sopporto? No, è giunto il tempo o di provare a plasmare il corso degli eventi prima che questi accadono e se non è possibile, accettare la situazione presente e non piangere lacrime di coccodrillo (come diceva la mia maestra delle elementari).

Poi c’è la ciurma, appunto, e cosa vi è di più bello nella vita dei pochi ma buoni componenti dell’equipaggio? Coloro che si sacrificano ogni giorno a far andare avanti la nave e riparano le falle affinchè esse non superino il diametro di non ritorno e la barca diventi uno di quei relitti, con lo scafo sfondato che risuona nell’abisso simile alla carcassa di un animale morto. Soprattutto per coloro, glielo devo.

Il negozio d’antiquariato

L’Amleto: stralci di scene

 

Riporto alcuni dialoghi estrapolati dall’Amleto che più mi hanno colpito.

Amleto risponde alla regina sua madre che gli rimprovera di fare della morte del padre un affar suo.

Amleto:

Sembra, signora; anzi è: non conosco sembra.

Non è solo il mio mantello tinto d’inchiostro,

nè le mie abituali vesti d’un nero solenne,

nè i rotti e profondi sospiri, e neppure

il fiume che scorre dagli occhi e la disfatta

espressione del volto, insieme

con tutte le forme, i modi e gli aspetti

della sofferenza; non solo tutto ciò

può veramente rappresentarmi. Coteste, sì,

son cose che sembrano; perchè si possono recitare.

Ma io ho qui dentro qualcosa ch’è al di là

d’ogni mostra: il resto non è

che l’ornamento e il vestito del dolore.

 

Re:

Non è ch’io pensi il contrario, ma so -

dal corso dell’esperienza – che l’amore nasce nel tempo

e il tempo stesso ne modera il fuoco e la scintilla.

Vive nella fiamma stessa dell’amore

una sorta di stoppino che la smorzerà.

Del resto non v’è nulla che perduri in una stessa bontà,

perchè la bontà, diventando pletorica,

muore del suo eccesso; ciò che vorremmo compiere

lo dovremmo mettere in atto nel momento

in cui lo vogliamo; perchè questo “vorremmo”

muta, ha tanti ammorzamenti e rinvii

quanti sono le lingue, mani, incidenti;

e questo “dovremmo” è come un sospiro

speso gratuitamente, che sollevandoci ci nuoce.

 

Amleto:

Essere… o non essere. É il problema.

Se sia meglio per l’anima soffrire

oltraggi di fortuna, sassi e dardi,

o prender l’armi contro questi guai

e opporvisi e distruggerli. Morire,

dormire… nulla più. E dirsi così

con un sonno che noi mettiamo fine

al crepacuore ed alle mille ingiurie

naturali, retaggio della carne!

Questa è la consunzione da invocare

devotamente. Morire, dormire;

dormire, sognar forse… Forse; e qui

è l’incaglio: che sogni sopravvengano

dopo che ci si strappa dal tumulto

della vita mortale, ecco il riguardo

che ci arresta e che induce la sciagura

a durar tanto anch’essa. E chi vorrebbe

sopportare i malanni e le frustate

dei tempi, l’oppressione dei tiranni,

le contumelie dell’orgoglio, e pungoli

d’amor sprezzato e rèmore di leggi,

arroganza dall’alto e derisione

degl’indegni sul merito paziente,

chi lo potrebbe mai se no può darsi

quietanza col filo d’un pugnale?

Chi vorrebbe sudare e bestemmiare

spossato, sotto il peso della vita,

se non fosse l’angoscia del paese

dopo la morte, da cui mai nessuno

è tornato, a confonderci il volere

ed a farci indurire ai mali d’oggi

piuttosto che volare a mali ignoti?

La coscienza, così, fa tutti vili,

così il dolore della decisione

al riflesso del dubbio si corrompe

e le imprese più alte e che più contano

si disviano, perdono anche il nome

dell’azione. Ma zitto! Ora la bella

Ofelia si avvicina. – Possa tu,

Ninfa, nelle preghiere ricordare

i miei peccati.