Eccomi qua a parlare del seminario “I care”, forse un pò in ritardo ma l’emozione del momento è rimasta lo stesso intatta. Devo dire che sono rimasto impressionato dall’entusiasmo e dalla spontaneità con cui i ragazzi di M’illumino d’immenso si mettono in gioco…deve essere davvero bello per un ragazzo malato essere colpito da una tale ondata di allegria e spensieratezza e poi, se sono riusciti a coinvolgere me nel ritmo della scena e nell’improvvisata manifestazione sono davvero bravi.
Non è cosa nuova, almeno per me, che fin da piccolo ho avuto varie occasioni di soggiornare in ospedale, vedere quest’ultimo come un luogo abbastanza triste e tutto uguale dove i medici sono troppo impegnati nelle diagnosi o rincorsi dal tempo e le infermiere troppo occupate a berciare contro i parenti di non intralciare il loro lavoro. Quante volte avrei preferito essere accolto da dei ragazzi come quelli del seminario invece che da macchine; sì perchè molte volte è così. Dopo anni di duro servizio il medico dimentica la necessità di creare quel rapporto emotivo che vada oltre la pura pratica lavorativa. Svolge così le stesse domande, indifferentemente dal paziente che visita e tralascia di ottenerne la fiducia (perchè secondo me questo è anche curare, apertura reciproca e scambio di idee). Prima dell’incontro di Martedì ero convinto di questo aspetto e adesso lo sono ancora di più…e questo grazie alla storia dell’omino dell’ape.
Quello che mi auguro per il futuro è di riuscire a rimanere fuori dal circolo vizioso “cultura=potere” e basare il mio lavoro sulle persone e non su me stesso perchè sia ben chiaro, chi pone la propria persona su di uno scalino sopraelevato rispetto agli altri e crede da lì di potere dispensare giudizi universali, sarà un pessimo medico o meglio maestro di cultura ma eterno apprendista in fatto di relazioni medico-paziente.
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Quanto hai ragione…..
Ma, d’altronde, Papà Li Puma ha SEMPRE ragione….
Figlia bedda quanto te voglio bene!!!