Questo sentimento popolare nasce da meccaniche divine?

Questo sentimento popolare nasce da meccaniche divine?
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Snake Eater
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What a thrill…
With Darkness and silence through the night What a thrill I’m searching and I’ll melt into you What a fear in my heart But you’re so supreme I give my life Someday you go through the rain, I give my life |
Eccomi o dovrei dire, secondo ciò che gli amici pensano riguardo al mio esibizionismo, Ecce Homo
?Comunque sia, approdo alle amate sponde del mio blog dopo un mese e mezzo, poco più poco meno, di assoluto silenzio. Di silenzio ma non per questo la mia vita è stata monotona e priva di dinamismo…bè ma se mi sono messo a scrivere un motivo ci dovrà pur essere, a meno che non sia partito del tutto; è che questo post, forse, non vuole parlare nè di qualcosa di nuovo nè di diverso ma dell’approdo, appunto, ad un porto che ritengo sicuro, magari non del tutto ma almeno di più del mare aperto che ho solcato negli ultimi tempi. L’ho navigato con il fisico ma soprattutto con la mente perchè troppe volte mi sono lasciato trasportare dal mio spirito sognatore…sognare è bellissimo ma usare il sogno come fuga dalla realtà no, mai e me ne sono reso conto a mie spese, purtroppo. Avrei voglia di porre la parola fine, e fare come Ulisse che rientra ad Itaca, combattere la mia ultima battaglia contro i Proci e invecchiare con le persone care ma sento ancora il bisogno che incalza, quella curiosità e paura del confine etereo tra presente e futuro e so che prima o poi scioglierò le funi e mi appresterò a ripartire, chissà per quali paesi sconosciuti.
Di marosi ne ho dovuti e voluti affrontare fin troppi ed ora mi ritengo sazio; decido di vivere un pò alla volta, non attendere più una settimana per un evento che si consumerà in poche ore, o un giorno nell’attesa di qualcosa che può arrivare ma che tante volte, forse un pò troppe, no. Allora resta la delusione, l’avversità verso una stella polare che sembra indicare a tutti la strada e a me no, la sofferenza mia e della mia ciurma. Cosa dovrei fare, continuare a lagnarmi per una situazione che non sopporto? No, è giunto il tempo o di provare a plasmare il corso degli eventi prima che questi accadono e se non è possibile, accettare la situazione presente e non piangere lacrime di coccodrillo (come diceva la mia maestra delle elementari).
Poi c’è la ciurma, appunto, e cosa vi è di più bello nella vita dei pochi ma buoni componenti dell’equipaggio? Coloro che si sacrificano ogni giorno a far andare avanti la nave e riparano le falle affinchè esse non superino il diametro di non ritorno e la barca diventi uno di quei relitti, con lo scafo sfondato che risuona nell’abisso simile alla carcassa di un animale morto. Soprattutto per coloro, glielo devo.

Riporto alcuni dialoghi estrapolati dall’Amleto che più mi hanno colpito.
Amleto risponde alla regina sua madre che gli rimprovera di fare della morte del padre un affar suo.
Sembra, signora; anzi è: non conosco sembra.
Non è solo il mio mantello tinto d’inchiostro,
nè le mie abituali vesti d’un nero solenne,
nè i rotti e profondi sospiri, e neppure
il fiume che scorre dagli occhi e la disfatta
espressione del volto, insieme
con tutte le forme, i modi e gli aspetti
della sofferenza; non solo tutto ciò
può veramente rappresentarmi. Coteste, sì,
son cose che sembrano; perchè si possono recitare.
Ma io ho qui dentro qualcosa ch’è al di là
d’ogni mostra: il resto non è
che l’ornamento e il vestito del dolore.
Non è ch’io pensi il contrario, ma so -
dal corso dell’esperienza – che l’amore nasce nel tempo
e il tempo stesso ne modera il fuoco e la scintilla.
Vive nella fiamma stessa dell’amore
una sorta di stoppino che la smorzerà.
Del resto non v’è nulla che perduri in una stessa bontà,
perchè la bontà, diventando pletorica,
muore del suo eccesso; ciò che vorremmo compiere
lo dovremmo mettere in atto nel momento
in cui lo vogliamo; perchè questo “vorremmo”
muta, ha tanti ammorzamenti e rinvii
quanti sono le lingue, mani, incidenti;
e questo “dovremmo” è come un sospiro
speso gratuitamente, che sollevandoci ci nuoce.
Essere… o non essere. É il problema.
Se sia meglio per l’anima soffrire
oltraggi di fortuna, sassi e dardi,
o prender l’armi contro questi guai
e opporvisi e distruggerli. Morire,
dormire… nulla più. E dirsi così
con un sonno che noi mettiamo fine
al crepacuore ed alle mille ingiurie
naturali, retaggio della carne!
Questa è la consunzione da invocare
devotamente. Morire, dormire;
dormire, sognar forse… Forse; e qui
è l’incaglio: che sogni sopravvengano
dopo che ci si strappa dal tumulto
della vita mortale, ecco il riguardo
che ci arresta e che induce la sciagura
a durar tanto anch’essa. E chi vorrebbe
sopportare i malanni e le frustate
dei tempi, l’oppressione dei tiranni,
le contumelie dell’orgoglio, e pungoli
d’amor sprezzato e rèmore di leggi,
arroganza dall’alto e derisione
degl’indegni sul merito paziente,
chi lo potrebbe mai se no può darsi
quietanza col filo d’un pugnale?
Chi vorrebbe sudare e bestemmiare
spossato, sotto il peso della vita,
se non fosse l’angoscia del paese
dopo la morte, da cui mai nessuno
è tornato, a confonderci il volere
ed a farci indurire ai mali d’oggi
piuttosto che volare a mali ignoti?
La coscienza, così, fa tutti vili,
così il dolore della decisione
al riflesso del dubbio si corrompe
e le imprese più alte e che più contano
si disviano, perdono anche il nome
dell’azione. Ma zitto! Ora la bella
Ofelia si avvicina. – Possa tu,
Ninfa, nelle preghiere ricordare
i miei peccati.
Scrivo il testo di una canzone di F.Battiato “E ti vengo a cercare” che ho scoperto e inserito prontamente nel blog, vuoi per le parole profonde e, soprattutto, per le molteplici interpretazioni possibili.
E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perchè ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te
Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sè
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perchè mi piace ciò che pensi e che dici
perchè in te vedo le mie radici
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà
Emanciparmi dall’incubo delle passioni
cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male
di questa realtà
E ti vengo a cercare
perchè sto bene con te
perchè ho bisogno della tua presenza
I used to rule the world
Seas would rise when I gave the word
Now in the morning I sleep alone
Sweep the streets I used to own
I used to roll the dice
Feel the fear in my enemy’s eyes
Listen as the crowd would sing:
“Now the old king is dead! Long live the king!”
One minute I held the key
Next the walls were closed on me
And I discovered that my castles stand
Upon pillars of sand, pillars of sand
I hear Jerusalem bells are ringing
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can not explain
Once you know there was never, never an honest word
That was when I ruled the world
(Ohhh)
It was the wicked and wild wind
Blew down the doors to let me in.
Shattered windows and the sound of drums
People could not believe what I’d become
Revolutionaries Wait
For my head on a silver plate
Just a puppet on a lonely string
Oh who would ever want to be king?
I hear Jerusalem bells are ringing
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can not explain
I know Saint Peter won’t call my name
Never an honest word
And that was when I ruled the world
(Ohhhhh Ohhh Ohhh)
Hear Jerusalem bells are ringings
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can not explain
I know Saint Peter will call my name
Never an honest word
But that was when I ruled the world
Oooooh Oooooh Oooooh”
Io dominavo il mondo
le maree si alzavano quando lo ordinavo
adesso al mattino dormo da solo
spazzo le strade che una volta possedevo
io tiravo i dadi
vedevo la paura negli occhi dei miei nemici
sentivo la folla cantare
”adesso il vecchio re è morto! lunga vita al re!”
un momento tenevo le chiavi
subito dopo mi rinchiudevano fra quattro mura
ed ho scoperto che i miei castelli avevano fondamenta di sabbia, colonne di sabbia
sento le campane di Gerusalemme suonare
i cori della cavalleria romana
Siate il mio specchio, la mia spada e scudo
i miei missionari in un territorio straniero
per alcune ragioni che non so spiegare
Una volta lo sai che non c’era mai una parola onesta, mai
ma quello era quando dominavo il mondo
(ohh)
Ed il dannato selvaggio vento ha buttato giù le porte per farmi entrare.
Finestre infrante ed il suono dei tamburi
la gente non credeva a ciò che ero divenuto
i rivoluzionari volevano
la mia testa su un piatto d’argento
Solo un pupazzo con un unico filo
chi mai vorrebbe essere un re?
sento le campane di Gerusalemme suonare
i cori della cavalleria romana
Siate il mio specchio, la mia spada e scudo
i miei missionari in un territorio straniero
per alcune ragioni che non so spiegare
So che San Pietro mi chiamerà
Mai una parola onesta
ma quello era quando dominavo il mondo
(ohh)
sento le campane di Gerusalemme suonare
i cori della cavalleria romana
Siate il mio specchio, la mia spada e scudo
i miei missionari in un territorio straniero
per alcune ragioni che non so spiegare
So che San Pietro mi chiamerà
Mai una parola onesta
ma quello era quando dominavo il mondo
(ohh)