Settembre 17, 2008
Categorie: Uncategorized . . Autore: tirsi . Commenti: Lascia un Commento

Scrivo il testo di una canzone di F.Battiato “E ti vengo a cercare” che ho scoperto e inserito prontamente nel blog, vuoi per le parole profonde e, soprattutto, per le molteplici interpretazioni possibili.
E ti vengo a cercare
anche solo per vederti o parlare
perchè ho bisogno della tua presenza
per capire meglio la mia essenza
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te
Dovrei cambiare l’oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a sè
E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perchè mi piace ciò che pensi e che dici
perchè in te vedo le mie radici
Questo secolo oramai alla fine
saturo di parassiti senza dignità
mi spinge solo ad essere migliore
con più volontà
Emanciparmi dall’incubo delle passioni
cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male
di questa realtà
E ti vengo a cercare
perchè sto bene con te
perchè ho bisogno della tua presenza
I used to rule the world
Seas would rise when I gave the word
Now in the morning I sleep alone
Sweep the streets I used to own
I used to roll the dice
Feel the fear in my enemy’s eyes
Listen as the crowd would sing:
“Now the old king is dead! Long live the king!”
One minute I held the key
Next the walls were closed on me
And I discovered that my castles stand
Upon pillars of sand, pillars of sand
I hear Jerusalem bells are ringing
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can not explain
Once you know there was never, never an honest word
That was when I ruled the world
(Ohhh)
It was the wicked and wild wind
Blew down the doors to let me in.
Shattered windows and the sound of drums
People could not believe what I’d become
Revolutionaries Wait
For my head on a silver plate
Just a puppet on a lonely string
Oh who would ever want to be king?
I hear Jerusalem bells are ringing
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can not explain
I know Saint Peter won’t call my name
Never an honest word
And that was when I ruled the world
(Ohhhhh Ohhh Ohhh)
Hear Jerusalem bells are ringings
Roman Cavalry choirs are singing
Be my mirror my sword and shield
My missionaries in a foreign field
For some reason I can not explain
I know Saint Peter will call my name
Never an honest word
But that was when I ruled the world
Oooooh Oooooh Oooooh”
Io dominavo il mondo
le maree si alzavano quando lo ordinavo
adesso al mattino dormo da solo
spazzo le strade che una volta possedevo
io tiravo i dadi
vedevo la paura negli occhi dei miei nemici
sentivo la folla cantare
”adesso il vecchio re è morto! lunga vita al re!”
un momento tenevo le chiavi
subito dopo mi rinchiudevano fra quattro mura
ed ho scoperto che i miei castelli avevano fondamenta di sabbia, colonne di sabbia
sento le campane di Gerusalemme suonare
i cori della cavalleria romana
Siate il mio specchio, la mia spada e scudo
i miei missionari in un territorio straniero
per alcune ragioni che non so spiegare
Una volta lo sai che non c’era mai una parola onesta, mai
ma quello era quando dominavo il mondo
(ohh)
Ed il dannato selvaggio vento ha buttato giù le porte per farmi entrare.
Finestre infrante ed il suono dei tamburi
la gente non credeva a ciò che ero divenuto
i rivoluzionari volevano
la mia testa su un piatto d’argento
Solo un pupazzo con un unico filo
chi mai vorrebbe essere un re?
sento le campane di Gerusalemme suonare
i cori della cavalleria romana
Siate il mio specchio, la mia spada e scudo
i miei missionari in un territorio straniero
per alcune ragioni che non so spiegare
So che San Pietro mi chiamerà
Mai una parola onesta
ma quello era quando dominavo il mondo
(ohh)
sento le campane di Gerusalemme suonare
i cori della cavalleria romana
Siate il mio specchio, la mia spada e scudo
i miei missionari in un territorio straniero
per alcune ragioni che non so spiegare
So che San Pietro mi chiamerà
Mai una parola onesta
ma quello era quando dominavo il mondo
(ohh)

“Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”[...]
[...]“La colpa è tua”, disse il piccolo principe,”io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
“É vero”, disse la volpe.
“Ma piangerai!”, disse il piccolo principe.
“É certo”, disse la volpe.
“Ma allora che ci guadagni?”
“Ci guadagno”, disse la volpe,”il colore del grano”.[...]
[...]“Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo”[...]“É il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
Tutto vero; a volte basta così poco per tornare col pensiero a quando si era piccoli con quella innocenza e spensieratezza di chi ancora è ignaro delle difficoltà che lo aspettano lì fuori a due passi; quanta nostalgia a riascoltare la canzone del ballo de “La bella e la bestia”. Inizialmente era un tormento dato che ogni fine settimana ero costretto a rivederlo a causa di quella sfegatata romanticona di mia sorella, poi pezzo suonato agli albori della mia esperienza nell’orchestra…ma devo dire che ormai mi sono arreso: questa canzone è destinata a perseguitarmi per tutto il resto dell’esistenza e se devo essere sincero da qualche anno a questa parte ha cominciato pure a piacermi.
In fondo che c’è di male, di tanto in tanto, nell’opporre alla materica vita odierna un pò di leggerezza e spirito sognatore.
Volo, volo, sempre più lontano ma dove voglio andare a parare…
Non ho più concentrazione, cerco una soluzione nei meandri della mia mente ma non trovo rimedio; sarà conseguenza della mia incostanza, della mia continua voglia di fuggire dalle cose per vivere solo con me stesso ed arrovellarmi sui miei pensieri, sui miei timori…o è solo codardia, necessità di scegliere il meno peggio, la soluzione immediata ai problemi che richiedono tempo, troppo tempo per essere affrontati.
Forse è proprio l’incapacità di volersi sforzare, impiegare altre forze, quelle che magari sono rimaste dopo lo studio interrotto, quelle forze che seppur poche non dovrebbero essere mai abbastanza per un amico o per la persona amata.
Parimenti, non tollero l’indolenza, la continua altalena tra il fare e il non fare, tra l’agire e il non agire.
Forse è per questo che le parole sembrano quelle di un folle, troppo affrettate, poco misurate, troppo spontanee e passionali, di uno che come me non vede l’ora che l’atto trovi la sua conclusione, con armonia o senza.
Sì perché la grandezza della sincerità e dell’onestà sta proprio in questo; nell’essere capaci di dire ciò che si pensa nel momento esatto in cui il pensiero è ancora un baleno della mente, quasi un’allucinazione; non c’è niente di più veritiero, nessuno stupido ragionamento studiato a tavolino, nessuna idea frenata da principi…sono fin troppe le morse cerebrali.
Alla fine, sorge un interrogativo, cosa resta, a chi fa della spontaneità il proprio modo di essere?
Finisce per pretendere dagli altri lo stesso comportamento, la stessa chiarezza che per lui è più che un dono fatto al prossimo ma molto spesso dietro al selciato lo attende solo la delusione.
Quando ho trovato questo video su Youtube è stato un colpo…come infangare la memoria di un sassofonista quale J.Coltrane facendo suonare uno dei suoi brani più celebri da un robot…poi la differenza è abissale, basta ascoltarlo anche distrattamente per capire che non c’è sentimento.
Cavalco l’onda di coloro che hanno lasciato un commento sul corso di informatica perchè ritengo sia fondamentale esprimere la propria opinione sempre, anche se un pò scomoda.
Per prima cosa vorrei dire che io rientravo in quel famoso 10% di persone che avevano il terrore solo nel premere il tasto “accensione” e adesso posso sinceramente dire di non essere diventato un genio dell’informatica ma avere almeno appreso gli strumenti basilari per condurre in modo piacevole e meno stressante il rapporto col computer e Internet. L’aspetto che assolutamente ignoravo e che ho apprezzato molto è stato apprendere che esistono motori di ricerca come Pub Med, cioè specializzati, e rendermi conto da una parte dell’immensità delle pubblicazioni scientifiche e dall’altra del pericolo che sta spesso dietro la quantità e cioè la mancanza di qualità. In più l’interdisciplinarietà di tale motore che penso userò negli anni futuri, quando cominceremo finalmente a fare qualcosa di prettamente medico.
Dal punto di vista umano mi preme sottolineare il seminario “I care”; sembrerà ripetitivo ma è stata veramente una bella esperienza dato che ha permesso di uscire una volta tanto dalla logica del professore che dall’alto diffonde come oro colato le sue conoscenze e gli studenti lì a suggere col timore poi di trovarsi il prof. tanto temuto all’esame(e non sempre per il puro desiderio di conoscere). Per una volta , se dio vuole abbiamo potuto partecipare, e percepire come meno snervante un’ora di lezione; più leggera ma non per questo meno istruttiva.
A questo punto è scontato: anche se non utilizzerò tutti gli strumenti forniti, giudico il corso positivamente.
L’impennata del petrolio, continua negli ultimi mesi, ha raggiunto almeno per ora 119.93$ e non tarderà di certo a segnare il nuovo record di 120$ al barile. Sull’ondata di questi continui rincari, dietro ai quali le cause politiche ed economiche sono molto profonde, si è oggi distinta nel mondo la città di Arezzo…ebbene sì, tutti gli aretini(che nel nostro corso di laurea sono molti)gioiranno nell’apprendere che prima città al mondo Arezzo ha inaugurato un idrogenodotto che rifornirà il distretto industriale di San Zeno. Certamente quella delle manifatture orafe è una realtà molto piccola ma chissà che non segni un nuovo modo di alimentare la produzione industriale, indipendentemente dal petrolio.
Quando ho letto l’articolo mi sono meravigliato di una cosa: “Perchè non se ne è sentito parlare nei tg nazionali?”